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Agevolazioni prima casa ereditata: chi ne ha diritto e come richiederle

27 set
Tempo di lettura: 11 min

Interno luminoso di una casa ereditata

Chi eredita un immobile ha diritto all’agevolazione prima casa se, alla data di apertura della successione, possiede i requisiti previsti dalla Nota II-bis: in tal caso le imposte ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa invece che proporzionale. Il passo operativo immediato è di dichiarare la volontà di fruire del beneficio direttamente nella dichiarazione di successione.

 

In breve:  
  • L’agevolazione prima casa in successione si applica se si soddisfano i requisiti alla data del decesso, con imposte fissa di 200 euro per le ipotecarie e catastali.

  • È necessario attestare la residenza nel comune dell’immobile o l’impegno a trasferirla entro 18 mesi, senza possedere altre case di abitazione nello stesso comune o in Italia.

  • La richiesta si fa nel quadro EH della dichiarazione di successione, accompagnata da documenti che attestano il possesso dei requisiti soggettivi.

  • Se l’immobile è in comunione tra più coeredi, solo chi possiede i requisiti può chiedere l’agevolazione per la propria quota o unità, anche senza accordo degli altri.

  • Per mantenere l’agevolazione, bisogna vendere l’immobile entro un anno se si possiede già un’altra casa acquistata con agevolazioni, altrimenti si rischiano sanzioni.

 



Indice

 

 

Cosa prevede la legge e quali imposte si riducono per la prima casa ereditata

 

Il beneficio per gli immobili trasferiti per successione trova la sua base nell’articolo 69 della legge 342/2000, che richiama i requisiti della Nota II-bis alla tariffa allegata al DPR 131/1986. Non si tratta di un’imposta di successione ridotta in senso stretto, ma di un abbattimento delle imposte che gravano sulla trascrizione e sulla voltura catastale dell’immobile ereditato.

 

Quando i requisiti sono soddisfatti, cambiano questi importi:

 

  • Imposta ipotecaria: si passa dall’importo proporzionale a una misura fissa, indicata nella prassi in 200 euro secondo la Risposta n. 551/2021 dell’Agenzia delle Entrate.

  • Imposta catastale: applicata anch’essa in misura fissa, sempre pari a una somma fissa secondo la stessa risposta dell’Agenzia delle Entrate.

  • Pertinenze: una per ciascuna categoria (C/2, C/6, C/7) può beneficiare di una riduzione analoga se collegata funzionalmente all’abitazione principale.

 

L’agevolazione riguarda solo gli immobili classificati in categorie catastali diverse da quelle di lusso (A/1, A/8, A/9): abitazioni signorili, ville e castelli restano esclusi a prescindere dagli altri requisiti.

 

Requisiti soggettivi e oggettivi (Nota II-bis): residenza, possesso di altre case e novità dell’immobile

 

I requisiti della Nota II-bis devono sussistere alla data di apertura della successione, cioè al momento del decesso, non quando si presenta la dichiarazione. Questo principio è confermato dalla Risoluzione n. 66/2024 dell’Agenzia delle Entrate, che ammette anche l’impegno a trasferire la residenza entro un termine successivo.

 

I punti da verificare sono:

 

  • Residenza nel comune dove si trova l’immobile, oppure impegno formale a trasferirla entro 18 mesi dall’apertura della successione.

  • Assenza di titolarità, anche in comunione con il coniuge, di altra casa di abitazione nello stesso comune.

  • Assenza di titolarità su tutto il territorio nazionale di altra abitazione già acquistata con le agevolazioni prima casa, salvo il caso della vendita infrannuale postuma.

  • La cosiddetta regola della novità si applica in modo diverso: per gli acquisti a titolo gratuito come la successione, la giurisprudenza amministrativa è più elastica rispetto agli acquisti a titolo oneroso, come chiarisce la Risoluzione n. 126/2017.

 

Chi non rispetta questi requisiti al momento del decesso perde il diritto al beneficio, anche se in seguito acquisisce le condizioni mancanti.

 

Come richiedere l’agevolazione nella dichiarazione di successione: documenti, quadri e dichiarazioni sostitutive

 

La richiesta si formalizza direttamente nella dichiarazione di successione, seguendo le istruzioni del Provvedimento del 27 dicembre 2016, che indicano il quadro EH come sede per dichiarare la volontà di fruire del beneficio.

 

  1. Compila il quadro EH indicando l’immobile per cui si richiede l’agevolazione e il beneficiario che possiede i requisiti.

  2. Allega la dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi del DPR 445/2000, con cui l’erede attesta il possesso dei requisiti soggettivi.

  3. Raccogli i documenti di supporto: certificato di residenza o impegno a trasferirla, visura catastale dell’immobile, eventuale atto di provenienza degli altri immobili posseduti.

  4. Se la dichiarazione originaria è stata presentata senza richiedere il beneficio, valuta la presentazione di un atto integrativo, possibile secondo i termini di decadenza indicati nella Risoluzione n. 66/2024.

 

Per la raccolta della documentazione può essere utile consultare una checklist documentale dedicata, pensata per chi affronta per la prima volta le pratiche di successione.

 

Casi pratici: più eredi, quote indivise e particelle catastali unite di fatto

 

Quando l’immobile passa a più eredi, l’agevolazione non si applica automaticamente all’intera quota di ciascuno: va richiesta per singola unità immobiliare e verificata rispetto ai requisiti del beneficiario che la richiede.

 

  • Ogni erede può chiedere l’agevolazione solo se possiede personalmente i requisiti della Nota II-bis, indipendentemente dagli altri coeredi.

  • In presenza di più immobili nella stessa successione, il beneficio si applica a una sola unità abitativa scelta dal richiedente, non a tutte quelle ricevute.

  • Se l’immobile risulta frazionato in più particelle catastali senza autonomia funzionale, queste possono essere considerate unite di fatto ai fini dell’agevolazione, come chiarito dalla Risposta n. 155/2023.

  • Per far valere questa unione serve una pratica di variazione catastale con annotazione presso l’Ufficio Provinciale competente, da attivare prima o durante la presentazione della dichiarazione.

 

Vendita dell’immobile ereditato e acquisto di una nuova prima casa: il comma 4-bis e i limiti temporali

 

Chi possiede già un immobile acquistato con l’agevolazione prima casa può comunque richiederla di nuovo sulla casa ereditata, a patto di vendere l’immobile posseduto entro un anno dal nuovo acquisto. Questo meccanismo, noto come vendita infrannuale postuma, è disciplinato dal comma 4-bis della Nota II-bis e confermato nella Risposta n. 551/2021.

 

  • L’impegno a vendere l’immobile preposseduto entro un anno va dichiarato espressamente nell’atto con cui si richiede l’agevolazione.

  • La vendita deve risultare da un atto notarile registrato entro il termine, non da un semplice preliminare.

  • Se il termine di un anno scade senza vendita, l’Agenzia recupera la differenza d’imposta con sanzioni e interessi, salvo ravvedimento operoso spontaneo.

 

Per capire come formalizzare questo impegno nell’atto, può essere utile una guida dedicata alla dichiarazione d’intento di vendere casa.

 

Un consiglio: segna in agenda la scadenza dei 12 mesi appena firmi l’atto: è il termine più facile da perdere di vista tra le pratiche di successione.

 

Mutuo sull’immobile ereditato: obblighi, accollo, estinzione e rinuncia all’eredità

 

Se l’immobile ereditato è gravato da un mutuo, il debito residuo rientra nel passivo ereditario e si trasferisce agli eredi che accettano l’eredità, come spiega Banco BPM. Le strade percorribili sono diverse: accollo del mutuo con proseguimento delle rate, estinzione anticipata (anche tramite eventuali polizze vita collegate al finanziamento), vendita dell’immobile con contestuale chiusura del debito, oppure rinuncia all’eredità o accettazione con beneficio d’inventario quando il debito supera il valore del bene. Ogni scelta influisce sulla possibilità pratica di fruire dell’agevolazione prima casa e sui tempi della vendita: prima di procedere conviene contattare la banca per verificare condizioni di estinzione o surroga. Per un quadro più ampio delle opzioni disponibili si può consultare una guida sul mutuo residuo su casa ereditata.

 

Quando l’agevolazione non si applica: le esclusioni da conoscere

 

Non tutte le situazioni ereditarie danno accesso al beneficio. L’esclusione più comune riguarda la categoria catastale: abitazioni classificate come A/1 (signorili), A/8 (ville) o A/9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici) restano fuori dall’agevolazione indipendentemente da residenza o altri requisiti, come indicato nella guida dell’Agenzia delle Entrate su acquisto casa, imposte e agevolazioni.

 

Un’altra esclusione riguarda chi possiede già, su tutto il territorio nazionale, un’altra abitazione acquistata con le agevolazioni prima casa, senza aver attivato la vendita infrannuale postuma prevista dal comma 4-bis. In questo caso il beneficio sulla casa ereditata non si applica, a meno che l’erede non si impegni a vendere l’immobile precedente entro l’anno.

 

Resta esclusa anche la situazione in cui l’erede possieda, nello stesso comune dell’immobile ereditato, un’altra casa di abitazione idonea, anche se acquistata senza le agevolazioni prima casa: la Nota II-bis richiede l’assenza di qualsiasi altra abitazione nel comune, non solo di quelle agevolate. Le pertinenze eccedenti il limite di una per categoria (C/2, C/6, C/7) non godono della riduzione per la quota in eccesso. Infine, se i requisiti soggettivi non sussistevano già alla data di apertura della successione, non è possibile sanarli con comportamenti successivi: l’agevolazione va negata a monte.

 

Come procedere in caso di contestazioni o verifiche dell’Agenzia delle Entrate

 

Se l’Agenzia delle Entrate contesta la spettanza dell’agevolazione, di solito lo fa con un avviso di liquidazione che recupera la maggiore imposta, con sanzioni e interessi. Il primo passo è verificare la motivazione dell’atto: spesso la contestazione riguarda la mancanza della dichiarazione sostitutiva nel quadro EH o l’assenza di prova sui requisiti soggettivi.

 

Quando la dichiarazione originaria non conteneva la richiesta di agevolazione per un errore materiale, la prassi amministrativa ammette la presentazione di un atto integrativo per sanare la posizione, nei termini di decadenza previsti dalla normativa sulla dichiarazione di successione, come chiarito dalla Risoluzione n. 66/2024. Questo strumento permette di correggere l’omissione senza dover ricorrere subito al contenzioso.

 

Se la contestazione riguarda invece il merito, cioè l’Agenzia ritiene che i requisiti non sussistessero alla data di apertura della successione, l’erede può presentare memorie difensive con la documentazione a supporto (certificati di residenza, visure storiche, atti di provenienza di altri immobili) prima che l’atto diventi definitivo. In caso di mancato accordo, resta possibile il ricorso alla giustizia tributaria nei termini ordinari. Data la tecnicità della materia, è opportuno farsi assistere da un professionista o da un’agenzia con esperienza specifica in pratiche ereditarie prima di rispondere formalmente all’Agenzia.


Come procedere in caso di contestazioni o verifiche dell'Agenzia delle Entrate — overview diagram

Vendere la casa dopo l’agevolazione: comunicazioni e conseguenze fiscali

 

L’agevolazione richiesta sulla dichiarazione di successione non impedisce di vendere l’immobile in seguito, ma comporta alcune attenzioni. Se la vendita avviene entro cinque anni dall’acquisto agevolato e non si riacquista un’altra prima casa entro un anno dalla cessione, l’Agenzia recupera la differenza tra imposta fissa e imposta proporzionale, con una sanzione aggiuntiva pari al 30% della maggiore imposta.

 

Superato il quinquennio, la vendita non comporta alcuna conseguenza sull’agevolazione già ottenuta: l’erede può vendere liberamente senza dover restituire nulla. Non esiste un obbligo generale di comunicare la vendita all’Agenzia delle Entrate al di fuori della normale registrazione dell’atto di compravendita dal notaio, che è comunque tenuto a verificare la posizione fiscale dell’immobile.

 

Chi vende prima del quinquennio deve invece valutare con attenzione i tempi: riacquistare un’altra prima casa entro un anno dalla vendita consente di evitare la decadenza, mantenendo la continuità del beneficio. Per un quadro più ampio sulle imposte legate a questa fase può essere utile una guida alle agevolazioni fiscali sulla vendita di case ereditate, mentre per i passaggi organizzativi della vendita in sé è utile una guida pratica ai passi essenziali per vendere casa ereditata.

 

Successione legittima e testamentaria: cambia qualcosa per l’agevolazione?

 

L’agevolazione prima casa non distingue tra successione legittima, quando la legge stabilisce chi eredita in assenza di testamento, e successione testamentaria, quando è il defunto a indicare gli eredi. In entrambi i casi si tratta di un trasferimento mortis causa e valgono le stesse regole dell’articolo 69 della legge 342/2000 e della Nota II-bis.

 

Ciò che cambia, in pratica, è la fase preliminare di individuazione degli eredi e delle quote. Nella successione testamentaria, se il testamento attribuisce specificamente l’immobile a un erede, la richiesta dell’agevolazione è più semplice perché non serve concordare le quote con gli altri coeredi. Nella successione legittima, invece, l’immobile normalmente entra in comunione tra più eredi secondo le quote di legge, e l’agevolazione va richiesta dal singolo erede che possiede i requisiti, per la propria quota o per l’intera unità se gli altri coeredi acconsentono.

 

In entrambi i casi resta valido il principio generale: i requisiti soggettivi devono sussistere alla data di apertura della successione, indipendentemente dal titolo (legge o testamento) con cui si eredita. Anche i termini per la dichiarazione di successione, generalmente 12 mesi dal decesso, non cambiano in base al tipo di successione.

 

Gestire l’agevolazione quando gli eredi in comunione non sono d’accordo

 

Quando l’immobile ereditato resta in comunione tra più eredi e non tutti sono d’accordo su come procedere, la richiesta dell’agevolazione prima casa può diventare più complicata, ma non impossibile. Ogni coerede che possiede personalmente i requisiti della Nota II-bis può richiedere l’agevolazione per la propria quota, anche se gli altri non intendono farlo o non ne hanno diritto.


Schema delle quote tra i coeredi

Il problema pratico si presenta quando la comunione blocca decisioni più ampie, come la vendita dell’immobile o la scelta di quale unità agevolare tra più immobili ereditati. In questi casi, la dichiarazione di successione può comunque essere presentata indicando le agevolazioni richieste dai singoli coeredi che ne hanno diritto, senza attendere un accordo unanime su tutto il resto.

 

Se la comunione resta bloccata per lungo tempo e non si riesce a decidere sulla vendita, la legge prevede lo strumento della divisione giudiziale, con cui un coerede può chiedere al tribunale di sciogliere la comunione anche contro la volontà degli altri. Prima di arrivare a questo passo, però, spesso è più efficiente affidare la gestione delle pratiche e delle trattative a un professionista esterno, che può fare da intermediario neutrale tra i coeredi e presentare proposte concrete di vendita o di divisione. Questo approccio riduce i tempi di stallo e permette di non perdere le agevolazioni per il decorrere dei termini.

 

Prospettiva dell’autore: errori ricorrenti e consigli pratici per gli eredi

 

L’errore più frequente non è ignorare l’agevolazione, ma dimenticare di formalizzarla nel quadro EH al momento giusto: recuperarla dopo costa tempo e, spesso, un atto integrativo. Chi eredita farebbe bene a raccogliere visure e certificati prima di sedersi con il notaio, non dopo. La valutazione dell’immobile e la gestione delle pratiche catastali e successorie possono richiedere supporto professionale.

 

— Francesco

 

I servizi di Eredicasa per chi gestisce una casa ereditata


Eredicasa

Gestire un’eredità immobiliare significa incrociare scadenze fiscali, pratiche catastali e, spesso, il disaccordo tra coeredi: farlo da soli richiede tempo che molte famiglie non hanno subito dopo un lutto. È possibile trovare supporto professionale in ogni fase, dalla valutazione dell’immobile alla vendita finale.

 

  • Sopralluogo e valutazione dell’immobile svolti di persona da un professionista.

  • Gestione della dichiarazione di successione, delle pratiche ereditarie e delle volture catastali.

  • Consulenza legale su aspetti contrattuali e successori.

  • Marketing immobiliare con foto e video professionali per valorizzare l’immobile.

 

Chi affronta una successione complessa, con più eredi o pratiche catastali da sistemare, trova conveniente affidarsi a chi gestisce questi passaggi ogni giorno. Puoi richiedere una valutazione e una consulenza sulle pratiche di successione direttamente sulla pagina dei servizi di Eredicasa.

 

Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un avvocato qualificato. Consulta un professionista legale qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.

 

Domande frequenti

 

A chi spetta l’agevolazione prima casa in caso di successione?

 

L’agevolazione spetta a ogni erede che possiede personalmente i requisiti della Nota II-bis alla data di apertura della successione, come residenza nel comune o assenza di altra abitazione. Non è un beneficio automatico per tutti i coeredi, ma va verificato e richiesto individualmente da chi ne ha diritto.

 

Quali sono le agevolazioni per la prima casa ereditata?

 

Il beneficio principale consiste nella riduzione delle imposte ipotecaria e catastale, applicate in misura fissa (200 euro ciascuna) invece che proporzionale, come indicato nella Risposta n. 551/2021. Vale solo per immobili non di lusso, cioè non classificati A/1, A/8 o A/9.

 

Se ho ricevuto la prima casa in eredità, è agevolato anche un nuovo acquisto?

 

Sì, ma solo se non possiedi già un’altra abitazione acquistata con agevolazioni prima casa, oppure se ti impegni a venderla entro un anno dal nuovo acquisto, secondo il comma 4-bis della Nota II-bis. Questo meccanismo, detto vendita infrannuale postuma, è confermato dalla Risoluzione n. 126/2017.

 

In caso di successione, decade l’agevolazione per la prima casa?

 

L’agevolazione decade se non trasferisci la residenza nel comune entro 18 mesi dall’apertura della successione, quando ti eri impegnato a farlo, oppure se vendi l’immobile prima di cinque anni senza riacquistarne un altro entro un anno. In questi casi l’Agenzia delle Entrate recupera la differenza d’imposta con sanzioni e interessi.

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